Dopo la visita di Pompeo, che ha comunque garantito di riferire al Presidente USA le preoccupazioni di un piccolo/grande Paese che vive molto di export, in questi giorni è un coro di voci allarmate sui nuovi dazi di Trump. Ovvero il neo protezionismo statunitense.

Dazi che potrebbero colpire in particolare le PMI del Sud, soprattutto relativamente ai prodotti agroalimentari.

Quali rischi corrono le PMI del Sud Italia?

In prima linea, a sottolineare il rischio che corre il settore, c’è Sergio Passariello, fondatore del Think Tank Imprese del Sud.

Se, infatti, a livello europeo ad essere colpiti dai dazi di Trump saranno soprattutto i produttori di aerei e di parti di aerei, sono i prodotti d’eccellenza Made in Italy, che il consumatore americano adora, che potrebbero subire una battuta d’arresto. Tutto ciò rischia di accadere proprio oggi, in contraddizione con le aspirazioni imprenditoriali che chiedono invece la massima apertura sui mercati.

È importante provare ad arginare l’applicazione delle politiche aggressive degli USA – spiega Domenico Letizia, analista di Imprese del Sud – ricordando che, in tali manovre, l’Italia da sola è debole e non ha la forza per poter far emergere le sue richieste in ambito internazionale”.

In occasione dell’incontro tra Matterella e Trump, avvenuto il 16 ottobre alla Casa Bianca, il Presidente della Repubblica ha ribadito l’importanza di evitare ulteriori ritorsioni e favorire una maggiore collaborazione tra i Paesi, soprattutto tra Europa e Stati Uniti. Dal momento che i dazi di Trump penalizzano fortemente l’Italia, l’incontro tra i Presidenti sembra aver ammorbidito la posizione dell’inquilino della Casa Bianca nei confronti del nostro Paese.

Il CETA, un esempio virtuoso da studiare

Bisogna promuovere un intervento della Comunità Europea perché ci sia la giusta tutela di un’idea condivisa e fruttuosa di mercato globale. Del resto, ricordano gli analisti di Imprese del Sud, c’è già un esempio virtuoso da prendere a modello.

È il CETA, ovvero il trattato di libero scambio tra Canada e Unione Europea. Il CETA visto come un acceleratore di opportunità per le numerose realtà produttive del settore agroalimentare.

foto che simboleggia Davide e Golia

Tuttavia, in attesa che il Parlamento italiano possa ratificare l’accordo, superando quelli che sembrano essere solo pregiudizi di natura ideologica, ecco che nel frattempo la PMI del Sud vede ancora una volta ridimensionate le aspirazioni di crescita, in un contesto in cui la domanda interna è stagnante e le problematiche che gli imprenditori devono affrontare tutti i giorni a livello di burocrazia, tassazione e logistica sembrano insormontabili.

Quali soluzioni a disposizione delle PMI del Sud per contrastare i dazi di Trump?

Non resta quindi che rimboccarsi ancora una volta le maniche e andare ad esplorare le opportunità che sono vicine e accessibili, ma introvabili, se sconosciute. E chi può scovarle, tra le complessità dei bandi regionali, nazionali o europei è solo quel consulente specializzato che da sempre accompagna la PMI nella ricerca del “quid”, ovvero l’ottimizzazione delle risorse, il credito d’imposta e quegli strumenti che, come la formazione del personale, fanno crescere e rendono possibile l’export in Europa e nel mondo intero.
Del resto non si vive di sola America.


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